A volte le acque del lago si agitano per...

A proposito: il mio MSN livespace...
Born Yesterday
Cheekygirl
Cybermoleskine
Dario - one man band
Elisina
Francesco, il violino e la balena
Gattosolitario
Giorgiariccia
Idras - idraproduction
Idrashow
Il cugino Gionn
Johnson il farmacista
La torre di Babelez
Merincontraria
Mucio
Paps
Pep - Norvegian wood
PleiadiElisewin
Rflessioni del Libraio
RobertoColorato
Silvietta
Sombra de Luna
SospesoNelTempo
Voa
















LEGGO...

°Marcela Serrano - L'albergo delle donne tristi°
°W.I.T.C.H.°
°Repubblica°

ASCOLTO...

°The Cure°
°The Smiths°


GUARDO...

°Troisi°



A Jane piace...

Il mare, le colline, soprattutto se può girarci in Vespa. Camilla, la sua cagnina appena deforme, i bambini e le cose da bambini, tutti i dolci con particolare predilezione per quelli molli e colorati, budini creme e gelatine. Le piace andare in vacanza in una enorme capitale europea e girarla in bicicletta o in metropolitana e accorgersi di capirla. Leggere e soprattutto scrivere. Capo Nord, e soprattutto arrivarci in macchina ascoltando Noi non ci saremo dei CSI. Gli scrittori sudamericani, Marquez, Allende, Serrano, Amado, ma anche Calvino, Baricco, Neruda e Ungaretti, Stephen King, Jonathan Coe, Neil Gaiman e le meravigliose graphic novel di Dave McKean. Il suo poeta preferito è Nazim Hikmet che però in questa fase si contende i primi posti con Pedro Salinas. Le piace il Corso e passeggiarci di pomeriggio, preferisce da sola, se deve scegliere. Le piace il caffè Roselli e la cioccolata calda al peperoncino, ma anche un tè alla vaniglia e, lì, parlare. Ama la complessità. Ama alla follia il cinema. Le piace da morire Buffy the Vampire Slayer, il telefilm più intelligente del mondo, e ha trovato ILLUMINANTE la visione di Evangelion. Le piace cantare. Le piace il rock ma anche la musica etnica, balcanica, sudamericana, il fado e il tango argentino, ama i Buena Vista Social Club e i cantautori italiani, De André, Rino Gaetano, De Gregori. Ama la musica indie che sta scoprendo poco a poco. Idolatra gli U2 e Tim Burton. Ama l'arte, i fumetti e il teatro. Le piacciono Monet, Rodin e i Peanuts (senza i quali non sarebbe mica stata la stessa persona). Le piace recitare. Le piace chiacchierare fino a tardi con le candele e la Nutella, come si faceva in quella casa piccola di Barcellona. Ama Barcellona, parlare spagnolo e viaggiare. Ama troppe altre cose e lo spazio qui è quello che è.

A Jane NON piace...

Sentirsi ansiosa, agitata (ma le succede spesso), litigare con qualcuno al telefono, essere costretta a vestirsi bene, fingere che le stia simpatico qualcuno che non le piace, dover dire di no alle persone. Andare ai matrimoni di chi non conosce, trovarsi in un ambiente dove tutti sono all'ultima moda e ballano i successi dell'estate, i caffè alla moda del Corso, l'aperitivo per farsi vedere. Non le piacciono l'estremismo e gli intellettuali che fanno gli intellettuali. A Jane non piace vedere allontanarsi le persone anche se spesso va così. Non le piacciono le verdure e nemmeno gli insaccati, fugge davanti al salame a fette. Non le piace rendersi conto di essere grande, crescere e via discorrendo. Non le piace sentirsi invisibile, anche se a volte sì. Non le piace rendersi conto che purtroppo, per l'ennesima volta, ha sopravvalutato. A Jane non piacciono le persone superficiali e poco sensibili, e i mediocri per scelta. Non le piacciono i silenzi pesanti, ma non le piace chi parla in continuazione. Non le piace dormire poco e sentirsi stordita. Non le piacciono le bevande alcooliche a parte la sangria e qualche vino rosso, fatta eccezione per certi goliardici rum e pera. Non le piacciono i ragni, i vestiti firmati e gli orecchini di oro giallo. Non le piace il gel nei capelli e chi fa il cinico per forza.

Che tempo fa oggi nella valle?

Counter


Vi siete tuffati in: *loading*


 



"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.

Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."

(Pablo Neruda)


°Gein°
°BecckOnFlickr°


PERSONAGGI e INTERPRETI:

IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.

COLEI CHE E'
NEL MARE

Nel ruolo di quelbruco.

G.
Nel ruolo di SISTER

L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR

I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.

LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA

Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.

IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.

CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.

CONTINUA...

Nei dintorni del lago c'è questo di bello:































































































sabato, febbraio 23, 2008

dedTo Mucio
(brindiamo)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 03:19 | link | commenti (12)
categorie:
giovedì, febbraio 21, 2008

Il buon sansev, che mi ha lasciato un commentino, mi ha ricordato di una cosa che scordavo di me.
Io prometto, prometto, prometto che la ritroverò da qualche parte.

Sansev, un abbraccio.

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:10 | link | commenti
categorie:
giovedì, febbraio 14, 2008

SGT. PEPPER'S LONELY HEARTS CLUB BAND



Il blog riapre proprio in questo giorno infausto, giorno di sventura e di sventure. Il blog riapre oggi, eggià.
Ora, se guardate bene nella foto, ci troverete dentro alcune persone a cui oggi sto pensando.
Alcune di quete persone appartengono a buon diritto alla Sergeant's Pepper's Lonely Hearts Club Band, altre no, e si sono imbucate. Ma io ci penso lo stesso perché l'anno scorso, che è stato una tragedia sotto ogni punto di vista, mi ha portato loro. E oggi non voglio scordarmene.
Così tra le facce della club band noterete Antonio, che mi ha fatto compagnia una sera sotto una montagna incendiata, con un enorme bicchiere di Mojito, un kebab sopra uno scalino, parlando del mondo e di quanto è grande, e musica classica nell'aria, con tutti zitti e molte candele. Mi ha fatto compagnia con un film di Troisi all'aperto in una sera appena fresca, in uno dei momenti più tristi della mia vita.
Tra le facce della club band c'è quella di Mucio, che ho visto pochissime volte durante l'ultimo anno, ma quando l'ho visto è stato tra le zucche in una lunga giornata di fumo sottile in cui eravamo tornati bambini. L'ho visto alla guida della Bombonera con il caschetto ordinato mentre mi porta all'aperitivo cinese e mi prende in giro. L'ho visto con le Converse marroni invernali e quei buffi cappotti lunghi che sembrano trafugati ai magazzini dell'esercito. Ho sentito la sua voce per telefono innumerevoli volte, mi ha parlato mentre ero su una spiaggia inutile e mi ha detto baronessa rampante, quando sei scesa dagli alberi non puoi più risalire. Mi ha detto non fare come quello che si sveglia a fine settembre, e mi ha preso in giro perché non avevo colto la citazione. Io ero in un autobus affollato, in piedi, con mio fratello e molti pensieri tristi in testa, e sorridevo del suo messaggio sullo schermo del cellulare.
Poi tra le facce della club band c'è Armando detto il Tutor, che abbiamo parlato della storia dei biscotti sullo scaffale del supermarket e qualche giorno dopo è venuto al nostro appuntamento con una busta di Gocciole. Il Tutor che ho aspettato in un bel giorno di settembre all'angolo di piazza Vanvitelli e un brutto giorno di novembre a un tavolino del Caffè Feltrinelli di Chiaia, abbiamo scelto i libri che non ci piacevano e li abbiamo messi sul tavolo per prendere in giro gli autori, e mi ha scritto perché non prendiamo il tè sui libri? Ne scegliamo che non ci piacciono, per partito preso, come fanno gli intellettuali, e ci versiamo sopra il tè. Quel pomeriggio abbiamo parlato tanto e lui mi ha insegnato che bisogna sempre essere dentro le cose, anche quando fanno male. Che non bisogna risparmiarsi mai.
Se vedete tra le facce della club band una splendida ragazza con i capelli neri, quella è Alessia. E' difficile parlare di Alessia perché Alessia è come fatta di luce, o di acqua. Crede di essere buia e pesante e invece è fresca e leggera, è lieve. Alessia un pomeriggio che mi sono addormentata studiando a casa sua mi ha svegliato con un tè e un piatto di frutta tagliata a fettine con al centro un piccolo monte di zucchero. Quando è venuta lei da me abbiamo guardato Pane e tulipani ridendo alle battute sentite cento volte, e mi ha portato uno scatolino di plastica trasparente con dentro tre bustine di tè alla vaniglia che abbiamo bevuto nelle ore più silenziose della notte, al tavolo della cucina. Alessia che appese alla parete ha molte farfalle di carta e la scritta "se un paradiso esiste, deve essere un luogo dove si ride", e che è stata con me in una serata strana e difficile dicendo sempre la cosa giusta, e mi ha portato un piccolo biglietto arancione che tengo ancora nel portafogli.
Un po' discosta nella foto, in una piccola nave che va sullo sfondo, c'è Stella.
Lei c'è sempre, anche se non c'è. Lei sa bene dove siamo state, noi due, l'anno scorso. Conosce quella terra malinconica e piena di luce e di poesia che abbiamo viaggiato insieme per anni, e poi abbiamo visto farsi vera sotto i nostri occhi. Abbiamo sentito insieme quel vento e quella musica, ascoltato le storie della passione e del dolore, della nostalgia. Ma abbiamo anche camminato sotto le lucine e sentito un richiamo che veniva dall'oceano. Abbiamo dormito in una casa sconosciuta e fatto colazione con una bellissima signora che parlava solo portoghese, e abbiamo bevuto amarguinha e cantato stonate, di notte, per la strada.
A loro dedico questa giornata e questo anno, a loro tutti.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 14:50 | link | commenti (6)
categorie:
domenica, gennaio 20, 2008

Apple e il circo invisibile



E’ da un po’ che, quando ti incontro per strada, mi chiedi: “e dov’è Apple? Rivedremo Apple? Quando torna Apple?”
Mi chiedi “era proprio necessario che Apple andasse via?”

Il fatto è che Apple non viene a trovarmi da un po’ di tempo, e non posso andare a cercarla io, deve decidere lei che le va di venire.
Non so dove si nasconde quando sta in questo mondo. Non posso parlare di lei se non è lei a venire da me e a chiedermi di raccontarti le storie che mi dice, e non so dirti se era necessario che andasse via, però vorrei che ti fidassi di lei e aspettassi il momento in cui deciderà di tornare.
E poi guarda che strano, Apple viene a trovarmi proprio stamattina, proprio mentre infornavo la ciambella allo yogurt del mattino, sapendo che prima del pomeriggio sarà già scomparsa e allora infornerò la ciambella allo yogurt del pomeriggio. E’ per questo che ormai non tengo in dispensa nient’altro che zucchero vanigliato.
Ah, ma forse ho dimenticato di parlarti dei gusti di Apple quando si tratta di cose da mangiare.
Apple mangia ogni giorno alcune arance e latte in polvere, un lecca-lecca al limone al mattino, pere cotte al forno con sopra un cucchiaino di miele e cannella nel momento del pomeriggio che le pare più freddo. Le piacciono gli omini di biscotto, quelli che diventano morbidi solo se li riscaldi con una fiammella, altrimenti sono duri e immasticabili omini di pietra.
Le piace il brodo di chiodi di garofano, gli spiedini di zucca perché profumano, il succo dei mirtilli solo se freschi, da succhiare uno per uno.
Perciò credo che Apple sia venuta perché la ciambella del mattino oggi profumava più del solito (ci ho messo una scorza di mandarino di mare).
Si affaccia con la testa spettinata dalla porta cava del corridoio. E’ una porta finta, un’ anta a vuoto con in mezzo un grosso buco, che non porta da nessuna parte. Di là sbuca Apple, spuntata da chissà quale treno, con addosso un vecchissimo jeans troppo largo: non riesco neanche a vedere se indossa le scarpe oppure no. Mi sorride appena e mi fa, pensierosa:
- Sono stata al circo, sai.
- Non è passato il circo, in città.
- Ma io sono stata al circo invisibile.
Allora ci penso su solo per un secondo e poi decido di fidarmi di Apple, e di credere a quello che si mette a raccontare.
   
- Me ne stavo lì che camminavo sui binari del treno, quando mi sono accorta che per seguire seguire seguire il binario ero arrivata lontano lontano, e lontano c’era una città che non avevo mai visto. Oppure forse l’avevo vista quando ero viva, perciò è come non averla vista mai, capisci.
Allora con un salto scendo dal binario dove giocavo a tenere l’equilibrio, mi consulto con un topo del posto che mi dice che quella è la città invisibile – io la vedevo, ma deve essere perché sono morta – e poi mi dice anche: “… in città c’è il circo, Apple.”
Corro dove mi dice lui, e c’è davvero il circo.
Scosto la tenda rossa all’entrata, e dentro è già pieno di gente, e ognuno dice una cosa diversa. Parlano, camminano, e non si accorgono neanche del circo. E sì che sulla pista sono tutti in bilico su una sola ruota e pedalano sul filo sospeso sopra una vasca di coccodrilli e si tengono appesi per un piede solo ad una bacchetta di legno tarlata e cavalcano gli struzzi in punta di piedi, e fanno capriole nell’aria.
Allora ho capito che quel circo era invisibile e che però lo spettacolo stava cominciando, e mi sono seduta.
E quanto tempo sei rimasta al circo, Apple? Le chiedo. Bè sai, il tempo che ci voleva per ascoltare le storie di tutti. Io avevo capito che a loro andava di raccontare, ma c’era chiasso e non si riusciva a sentire niente.
Le storie di chi? Le storie di quelli del circo.

Allora Apple, gettando certe occhiate fameliche alla mia ciambella allo yogurt, mi racconta le storie del circo mentre aspettiamo che la ciambella si freddi, poggiando la testa ai gomiti e poggiando i gomiti al tavolo, che sembra altissimo ora che c’è seduta lei.

Mi racconta di un uomo molto molto grasso che lavora lì al circo, un uomo così grasso che occupa tre sedili della metropolitana, e non ti dico gli sbuffi seccati quando entra nel vagone all’ora di punta. Però questo signore grasso va sempre vestito più che bene, è un signore molto elegante, porta la sciarpa intonata al cappello e pantaloni di lana grigia, porta giacche di stoffa preziosa sottile e levigata che gli cadono addosso come dipinte.
Un giorno, dunque, pare che il signore più grasso del circo era lì che viaggiava in metro su tre sedili, e una bambina magrissima è entrata, vestita di vecchi abiti troppo grandi e logori e stinti. Il signore grasso ha visto la bambina vestita di stracci, lui che è così benvestito senza dir nulla si è tolto la giacca, era una giacca di stoffa orientale grande come una tenda e l’ha data alla bimba che con quella poteva farci i vestiti per tutto l’anno. Però la bambina ha tirato fuori dalla tasca un paio di forbici e si è messa a tagliare e ricucire, proprio lì nel vagone, e alla stazione successiva è scesa dal treno e con la giacca si era fatta un aquilone, si è appesa alla coda dell’aquilone ed è volata via, e non so dove ma se ne è andata, lontano.
- Apple, ma la bambina stava sotto terra, in un tunnel della metro. Come fece a volarsene via?
Apple schiocca la lingua e non mi risponde.

Sta già pensando ad altro, e mi fa:
- Sai, nel circo ci vive questa ragazza che ogni mattina cala giù dalla finestra un cestino e racconta alla mamma che di sotto sta il garzone dell’ortolano, venuto a consegnare le arance. Ma invece nel cestino ci mette il suo cuore, perché il suo amore sta laggiù, al mattino presto ogni mattino, per vedere se col suo cuore va tutto bene.
Quando il cestino col cuore arriva giù in strada il ragazzo prende in braccio il cuore, lo guarda e lo culla, lo pesa perbene in un suo bilancino per assicurarsi che sia cresciuto e che sia sempre rosso come un cuore deve essere.
Poi scatta una polaroid e dopo la appende a casa sua, dove ha un muro tutto pieno delle foto del suo bel cuore, del bel cuore di quella ragazza.

Al circo una notte si videro gli uomini dei cavalli, vestiti di tute blu.
Proprio mentre passavo io gli uomini dei cavalli smontavano la giostra.
Era una giostra bellissima di legno dipinto, i bambini avevano tirato per la manica del cappotto le mamme per molti giorni, per farcisi portare. Ma adesso era finito il Natale e arrivarono gli uomini dei cavalli, pagati di notte per portare i cavalli a braccio giù dalla giostra, uno per uno.
Quando si smonta una giostra si deve fare molta attenzione quando i cavalli scendono. Li si solleva con garbo, si appoggia per terra il bastone di zucchero che li trattiene alla giostra, si fa ruotare il cavallo per tre volte sui sampietrini duri della piazza, dicendo: “op, op, op.”
Altrimenti il cavallo non capisce che la giostra è finita e continua ad andare.
Eppure quella notte qualcuno degli uomini dei cavalli se ne scordò, se è vero che io passai proprio mentre la giostra era già smontata per metà, e i cavalli se ne stavano allineati nella piazza, dal più grande al più piccolo. Sentivo solo il suono dei miei tacchi sulle pietre e gli sbuffi degli uomini dei cavalli, capisci.
- E poi andai avanti di qualche passo, e mi voltai a guardare la giostra, ed erano spariti cavalli e uomini. Li sentii, lontano, gridare nella notte: “ai – ho Silver, vaiiiii!”
Come uomini dei cavalli a cavallo, capisci.
- Apple, non mi dire che quella sera avevi messo le scarpe.
- E aspetta che ti dica dell’uomo che vendeva lo spazio sull’albero per appenderci il cuore.

Mi compro un sacchetto di popcorn e mi basta giusto fin quando gli uomini dei cavalli escono dalla pista lasciando il posto all’uomo del taxi. Tu lo sai quanto sono veloce io con il popcorn (questo è vero, sacrosanto).  Entra l’uomo del taxi: un uomo piccolo e rotondo che possiede un taxi su cui è spuntato un albero di cuori, cioè un albero che tu ai rami ci puoi appendere il cuore. Così mi ha spiegato.
Se tu vai da lui, l’uomo ti vende per pochi soldi lo spazio ad un ramo per appenderci il cuore. E’ molto utile per chi è stanco di soffrire. Io ci ho pensato su: ma c’era un po’ di fila, sai. Del resto non mi pare di possedere un cuore.

Con l’ultima fetta di ciambella davanti, Apple continua (e devo dirti che sta parlando con la bocca piena):
- per non dire di quando ho conosciuto, sempre lì al circo invisibile, quel barbiere che taglia i capelli in ufficio al mio capo. Ovviamente io credevo che fosse un barbiere comune, invece non viene fuori che è un barbiere soldato e poeta?
Beh, il barbiere del mio capo è un barbiere partigiano, capisci. Quando era ragazzo si è nascosto sulle montagne, e da lì non è sceso che molti mesi più tardi. Questo me lo dice mentre spunta i capelli al mio capo, e mi dice “Apple, tu allora non c’eri. A mio padre spararono un colpo ma lui non morì, rubò una bicicletta e se ne scappò via. Ma io non lo sapevo, perché ero solo un ragazzo su una montagna.”
Così dice il barbiere partigiano del mio capo.
- Andiamo, il barbiere del tuo capo? Non mi risulta che tu abbia mai lavorato una volta, Apple.
Ma Apple ha uno sbuffo di zucchero sul naso, e non mi risponde.

Ho quasi il sospetto che tu ti sia inventata un bel po’ di cose.
Sei pazza? Mi fa. Io non racconto bugie, sono morta.
Fa’ così: esci. Cammina cammina, prima o poi il circo invisibile lo incontri anche tu.
E io non so cosa risponderle perché in effetti mi pare di averlo visto quel circo, una volta o l’altra.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 13:38 | link | commenti
categorie:
mercoledì, gennaio 16, 2008

 
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 20:48 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, gennaio 06, 2008

Teatrantinstrada - Notte Bianca 2008 in Città Tossica



"Chi ha il coraggio di ridere è padrone del mondo,
come chi ha il coraggio di morire."

(G.Leopardi)

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:42 | link | commenti (4)
categorie:
venerdì, gennaio 04, 2008

"... e mentre meditavo sull'antico mondo sconosciuto, pensai allo stupore di gatsby la prima volta che individuò la luce verde all'estremità del molo di daisy. aveva fatto molta strada per giungere a questo prato azzurro e il suo sogno doveva essergli sembrato così vicino da non poter sfuggire più. non sapeva che il sogno era già alle sue spalle, in questa vasta oscurità dietro la città, dove i campi oscuri della repubblica si stendevano nella notte. gatsby credeva nella luce verde, il futuro orgiastico che anno per anno indietreggia davanti a noi. c'è sfuggito allora, ma non importa: domani andremo più in fretta, allungheremo di più le braccia... e una bella mattina...
Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato.
"

(F.S.Fitzgerald)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 10:52 | link | commenti (2)
categorie:
giovedì, gennaio 03, 2008

- Se ti tagliassero -
- a pezzetti -



Se ti tagliassero a pezzetti

il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.

Ti ho trovata lungo il fiume
che suonavi una foglia di fiore
che cantavi parole leggere, parole d'amore
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso.

Rosa gialla rosa di rame
mai ballato così a lungo
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino
alla fine siamo caduti sopra il fieno.

Persa per molto persa per poco
presa sul serio presa per gioco
non c'è stato molto da dire o da pensare
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera
spettinata da tutti i venti della sera.

E adesso aspetterò domani
per avere nostalgia
signora libertà signorina fantasia
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza.

T'ho incrociata alla stazione
che inseguivi il tuo profumo
presa in trappola da un tailleur grigio fumo
i giornali in una mano e nell'altra il tuo destino
camminavi fianco a fianco al tuo assassino.

Ma se ti tagliassero a pezzetti
il vento li raccoglierebbe
il regno dei ragni cucirebbe la pelle
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso
e il polline di Dio
di Dio il sorriso.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:05 | link | commenti (1)
categorie:
domenica, dicembre 30, 2007

Vorresti che pagasse l'ultimo arrivato, così, perché almeno qualcuno paga, dato che qualcuno deve pagare.
Vorresti che si fermasse il mondo e la sera non arrivasse mai, quando è mattina e tu passeggi per il mercato alle dodici con il sole delle nove. Vorresti essere sempre capace di sdrammatizzare ma non lo sei e allora VORRESTI FAR PAGARE QUALCUNO e anche qualcuno a caso, che non c'entra, vorresti far pagare tutti quelli che c'entrano, vorresti che sapessero come ci si sente a correre senza vedere la fine, a guardare nello specchio una faccia che ti interroga, a vedersi con le occhiaie e gli occhi vuoti, una mattina di novembre. Vorresti salire al sesto piano affacciarti e gridare AMATEMIIIIIIII, vorresti andare da tua cugina e dirle guarda che se familiarizzi con quella lì io non sarò mai più tua cugina. Vorresti dirle che non è mai stata così bella come in questo periodo ma neanche così stronza come in questo periodo. Vorresti andare dal tuo amico trentenne e prenderlo per mano e portarlo in un posto dove tutti e due sarete felici e sorpresi di questa strana cosa che è voi due felici. Vorresti incazzarti con qualcuno e dire che cazzo ci fate voi qua? Voi non c'entrate un cazzo! Non vedete che i remote control sono soltanto OTTO? Vorresti uccidere una per una le persone che non c'entrano un cazzo, che non hanno capito al punto tale da farsi vedere con un ridicolo ragazzetto in camicia bianca, una sera di settembre, in un mac donald's. Vorresti avere quello che ti spetta ma ovviamente non è possibile. Allora vorresti distruggerlo, ma sai che distruggeresti tutta la bellezza che c'è nel mondo. E vorresti i capelli lisci e castani, vorresti i capelli lunghi, vorresti saper dipingere, vorresti essere apprezzata, vorresti che se inventi un personaggio per qualcuno lui poi, almeno, si ricordasse chi è. Vorresti guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire, vorresti ridere in faccia a tutti, vorresti dire ma chi sei? Tu non mi fai nessuna paura! Vorresti essere lontano lontano nel mondo, vorresti essere nell'unico posto al mondo dove vorresti essere e con l'unica persona al mondo con cui vorresti essere. Vorresti dire con onestà che tu non ci resti un minuto di più, ma non puoi e allora puoi soltanto accelerare il passo, così non sei costretta a vedere e se vuoi neanche a sapere. Vorresti mettere in chiaro le proprietà ma le proprietà non esistono. Vorresti vedere una luce all'orizzonte, vorresti trovare un lavoro a miliardi di chilometri di distanza e dimenticare tutti e tutto. Vorresti che qualcuno ti dicesse andrà tutto bene così, stai facendo esattamente la cosa giusta che risolverà la questione. Vorresti che qualcuno pagasse per ogni singola giornata di agosto settembre ottobre novembre dicembre in cui ti sei svegliata dopo una notte a metà con un messaggio apocalittico nel cellulare e un autobus piovoso e affollato ad aspettare, e l'ipod a volume impossibile per ipnotizzarti e how to disappear completely e apple che come te vorrebbe essere invisibile e vorrebbe essere morta

vorresti essere morta.

vorresti essere altrove.

vorresti che ti ascoltasse dio, perché tu onestamente non ne puoi più, e pare che lui funzioni in casi del genere.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 02:15 | link | commenti (5)
categorie:
martedì, dicembre 25, 2007

"Remember that no man is a failure
who has friends..."




Buon Natale a tutti, blogger e non.
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 18:50 | link | commenti
categorie:
domenica, dicembre 23, 2007

... E quest'anno neanche un po' di Natale, Dorothy?

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 15:36 | link | commenti
categorie:
martedì, dicembre 18, 2007

(...and i feel fine)


"Quel mattino c’era qualcosa. Lo sentirono tutti.
L’aria pizzicò le narici fin dentro i letti, sapeva di caffè e di tulipani, di buono.
Quando tutti aprirono gli occhi, la prima idea fu che erano sparite le nebbie della mente, come se il sonno di tutti fosse stato di quel genere ristoratore, raro e prezioso.
La luce filtrò dalle persiane e a nessuno sembrò cattiva, indiscreta, invadente.
Era una bella luce giocosa e pulita che ti dava istruzioni chiare, e quello che ti diceva era: credi. 

Allora tutti credettero, uscirono in strada, quelli che avevano da fare andarono al da farsi con un sorriso imprevisto, quelli che non avevano da fare uscirono soltanto per uscire, e perché avevano creduto. Quel mattino non passava in strada una sola automobile. A nessuno venne in mente di rinchiudersi dentro un oggetto di metallo. Quelli che andavano vicino andarono vicino passeggiando, senza fretta. Quelli che andavano lontano ci andarono con biciclette e pattini, certi si misero in due sopra un tandem, certi tirarono fuori dall’armadio i pattini d’argento dei libri di quand’erano ragazzini. Così si stava per strada come in una giornata di giochi, e quelli che si incontravano sorridevano e si salutavano, e si leggeva ognuno negli occhi dell’altro che quella era una giornata speciale, anche se nessuno avrebbe saputo spiegare perché.

La città era indiscutibilmente più bella, più colorata, più amica per tutti. Nessuno quel mattino si sentì solo, ognuno dimenticò la propria disperazione, nessuno quel mattino fece mentalmente il conto delle proprie disgrazie o delle proprie noiose incombenze. Ad ognuno parve che la vita fosse estremamente semplice, e divertente il cammino per il labirinto di tutti i giorni, un labirinto da Paese delle Meraviglie. Sentirono che potevano farcela, che sarebbe stato tutto liscio e morbido, che tutto sarebbe andato a posto. Si sentirono forti e giovani, videro le possibilità dietro un velo di abitudine e di timore caduto come d’incanto.

Questa fiducia allegra e sconsiderata aveva afferrato tutti, dilagava. Per strada si stava come in una commedia degli anni quaranta. Potevi sentire negli angoli qualcuno canticchiare, e non sarebbe passato tanto prima di vederli ballare sui vicoli acciottolati, scarpette schioccanti come Fred Astaire.

Le cariche erano state sistemate durante le primissime ore del mattino, con sveltezza e silenzio degni di topi bianchi. Furono collegate allo stesso timer, e programmate in modo che tutto partisse dai quattro angoli, per poi raggiungere il centro della città in modo sincronico e spettacolare, indimenticabile. Va detto che fu un gran lavoro, perché lo spazio fu coperto alla perfezione e per quanto la città fosse grande non fu trascurato neanche un angolo di strada.
Non ci è dato di saperne il motivo, del resto non stiamo parlando di questo.
Alle dodici in punto, dunque, la città intera esplose.
Nessuno visse per raccontarlo."

Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:27 | link | commenti (2)
categorie:
lunedì, dicembre 10, 2007

"I want to take you far from the cynics in this town
And kiss you on the mouth
We'll cut out bodies free from the theaters of this scene,
Start a brand new colony
Where everything will change,
We'll give ourselves new names (identities erased)
The sun will hear the grounds
Under our bare feet in this brand new colony
Everything will change"



(Io e te partiremo
su un aereo di carta
in tre ore per passare il mare
dove il vento ci porta

un aereo di carta di giornale
che porta la notizia che
io e te siamo partiti
e non si sa dove siamo finiti)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:03 | link | commenti (4)
categorie:
venerdì, dicembre 07, 2007

esprimi



Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 12:27 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, dicembre 05, 2007

"Ready or not here I come
Gee that used to be such fun



Apples peaches pumpkin pie
Who's afraid to holler I?
That's a game we used to play.
Hide and seek was its name.
Oh ready or not, hear I come,
Gee that used to be such fun.
I always used to find a hiding place,
Times have changed.
Well I'm one step behind you,
but still I can't find you.

Apple peaches pumpkin pie,
You were young and so was I.
Now that we've grown up it seems
You just keep ignoring me.
I'll find you anywhere you go,
I'll follow you high and low.
You can't escape this love of mine anytime.
Well, I'll sneak up behind you,
Be careful where I find you.
Apple peaches pumpkin pie,
Soon your love will be all mine.
Then I'm gonna take you home,
Marry you so you won't roam.
Marry you so you won't roam. Right now
I'll find you anywhere you go,
I'm gonna look high and low.
You can't escape this love of mine anytime.
Well, I'll sneak up behind you,
Be careful where I find you.
Ready or not here I come,
Gee that used to be such fun"


(... e comunque della mostra di Bob Wilson al MADRE io mi ricorderò soprattutto le rane, verde acido nel chiostro rosso antico, sotto il cielo viola della sera che corre. In quel momento, pioveva appena.)
Una goccia nel lago di JaneGallagher alle ore 11:29 | link | commenti (1)
categorie: