"Continuavo a pensarci. Dove diavolo vanno le anatre di Central Park in inverno, quando il lago è ghiacciato?" (Holden Caufield)
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"Modesto è l'autunno
come i taglialegna.
Costa molto
togliere tutte le foglie
da tutti gli alberi
di tutti i paesi.
La primavera
le cucì in volo
e ora
bisogna lasciarle
cadere come se fossero
uccelli gialli:
Non è facile.
Serve tempo.
Bisogna correre per
le strade,
parlare lingue,
svedese,
portoghese,
parlare la lingua rossa,
quella verde.
Bisogna sapere
tacere in tutte
le lingue
e dappertutto,
sempre,
lasciare cadere,
cadere,
lasciare cadere,
cadere
le foglie.
Difficile
è
essere autunno,
facile essere primavera."
(Pablo Neruda)
PERSONAGGI e INTERPRETI:
IL JANEFRATELLO
Nel ruolo del fratello minore biotecnologo, ex nano parlante dalla comicità surreale, ammirato e adorato.
COLEI CHE E'
NEL MARE
Nel ruolo di quelbruco.
G.
Nel ruolo di SISTER
L'AMICO A.
Nel ruolo del TUTOR
I FRATELLI MAGGIORI
Nel ruolo di Mucio,
Bab e Johnz.
LA CITTA' TOSSICA
LA CITTA' OBLIQUA
Nel ruolo dei luoghi dove la vicenda si svolge.
IL GURU
Nel ruolo di quello che pare lo sappia sempre.
CAMILLA
Nel ruolo di se stessa.
CONTINUA...





(...and i feel fine)
"Quel mattino c’era qualcosa. Lo sentirono tutti.
L’aria pizzicò le narici fin dentro i letti, sapeva di caffè e di tulipani, di buono.
Quando tutti aprirono gli occhi, la prima idea fu che erano sparite le nebbie della mente, come se il sonno di tutti fosse stato di quel genere ristoratore, raro e prezioso.
La luce filtrò dalle persiane e a nessuno sembrò cattiva, indiscreta, invadente.
Era una bella luce giocosa e pulita che ti dava istruzioni chiare, e quello che ti diceva era: credi.
Allora tutti credettero, uscirono in strada, quelli che avevano da fare andarono al da farsi con un sorriso imprevisto, quelli che non avevano da fare uscirono soltanto per uscire, e perché avevano creduto. Quel mattino non passava in strada una sola automobile. A nessuno venne in mente di rinchiudersi dentro un oggetto di metallo. Quelli che andavano vicino andarono vicino passeggiando, senza fretta. Quelli che andavano lontano ci andarono con biciclette e pattini, certi si misero in due sopra un tandem, certi tirarono fuori dall’armadio i pattini d’argento dei libri di quand’erano ragazzini. Così si stava per strada come in una giornata di giochi, e quelli che si incontravano sorridevano e si salutavano, e si leggeva ognuno negli occhi dell’altro che quella era una giornata speciale, anche se nessuno avrebbe saputo spiegare perché.
La città era indiscutibilmente più bella, più colorata, più amica per tutti. Nessuno quel mattino si sentì solo, ognuno dimenticò la propria disperazione, nessuno quel mattino fece mentalmente il conto delle proprie disgrazie o delle proprie noiose incombenze. Ad ognuno parve che la vita fosse estremamente semplice, e divertente il cammino per il labirinto di tutti i giorni, un labirinto da Paese delle Meraviglie. Sentirono che potevano farcela, che sarebbe stato tutto liscio e morbido, che tutto sarebbe andato a posto. Si sentirono forti e giovani, videro le possibilità dietro un velo di abitudine e di timore caduto come d’incanto.
Non ci è dato di saperne il motivo, del resto non stiamo parlando di questo.
Alle dodici in punto, dunque, la città intera esplose.
Nessuno visse per raccontarlo."

